Amore Universale

 

I primi passi della Percezione Trascendentale

Per capire e percepire le cose, che vanno oltre la nostra mente conscia, è necessario spostare la nostra attenzione ad un livello più alto di consapevolezza, e questo si può fare, attraverso la doppia tecnica della meditazione (vedere pagina come meditare) e della "seconda" attenzione.

La meditazione è la pratica per fermare la mente da pensieri e andare oltre, mentre l’attenzione è un potente strumento di concentrazione dell’energia.

La "seconda" attenzione è il nostro corpo spirituale. E durante e mediante la pratica regolare della meditazione e dell’attenzione, che una persona può gradualmente risvegliarsi e stabilire un collegamento fra mente conscia e "seconda" attenzione. Esiste una "prima" attenzione che permette all’essere di orientarsi nella realtà ordinaria. Esiste una "seconda" attenzione che può favorire la percezione della realtà non ordinaria.

La "prima" attenzione esiste perché esiste il pensare attraverso la parola. Dal momento che è paradossale "pensare di non pensare", per ottenere il silenzio interiore dobbiamo rivolgere altrove la nostra attenzione. Silenzio interiore significa annullamento dell’ego, e non c’è ego che accetti di essere annullato!

Dovremmo quindi servirci di uno stratagemma: tendere un agguato al nostro ego pensante e sorprenderlo. Solo cosi otterremo il risultato che ci prefiggiamo. Il problema è che quando noi percepiamo le emanazioni della realtà immanente le consideriamo attraverso il processo del pensare. Questo fatto c’è ormai naturale perciò, nel momento in cui percepissimo emanazioni di realtà trascendente, immediatamente a causa dell’abitudine ormai metabolizzata, lo stesso meccanismo del pensare si metterebbe in moto.

Percepire non necessita di pensieri.

Percepire è una funzione che può essere isolata.

Purtroppo però la maggioranza delle persone le funzioni "percepire e pensare" sono cosi strettamente connesse che l’individuo non fa più distinzione tra esse. In questo genere di persone le percezioni vengono immediatamente interpretate sul piano intellettuale e condotte ad una realtà che esiste solo nella loro mente: il loro specifico modello di realtà.

Quando invece riusciamo a disgiungere il percepire dal pensiero, ad isolare la percezione sospendendo ogni pensiero sul percepito, ecco che allora si otterrà l’espansione della percezione. Ed è a questo punto che occorre servirsi di un altro tipo d’attenzione, molto più "leggera" e molto più sofisticata: la "seconda" attenzione.

La differenza sostanziale esistente tra la "prima" e la "seconda" attenzione è determinata dal fatto che osservando le emanazioni di realtà trascendente con la "seconda" attenzione, è possibile permanere in quella condizione per un tempo indefinito. Lo sperimentatore, una volta ottenuto il silenzio interiore, dopo qualche momento (variabile da pochi secondi ad un paio di minuti) inizierà ad avvertire percezioni diverse dalle consuete. A questo punto occorrerà mantenere uno stato di "sobria indifferenza" e permanere nel "sentire" senza minimamente cercare di riportare l’esperienza nel campo della normalità consueta: cioè pensare.

Ogni tentativo d’intellettualizzare, di raffrontare o di paragonare quel genere di esperienza con i vissuti dello stato ordinario di consapevolezza, rischierebbe d’invalidare l’esperienza stessa o di snaturarla e ridurla a quello che non è.

Credo opportuno un avvertimento: i vissuti di queste esperienze non possono essere anticipatamente programmati.

Dunque seguendo una seria via meditativa, si apprende a raggiungere il silenzio interiore ed apprezzare questo stato. Dopo un lungo lavoro di esercizi, quando infine il mediante giunge nello stato di "silenzio interiore" può gustare sensazioni mai provate prima. Nella disciplina Yoga quello stato è definito "Samadhi" che significa "mistica unione del percepiente con il percepito" e quando vi è coscienza che percepiente e percepito sono l’identica istanza vi è un nuovo risveglio.

BIBLIOGRAFIA

INFINITI RISVEGLI Paolo Oddenino Paris
Ed. Med

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